Eppure sotto qualche forma, noi donne, tutte, la conosciamo. La violenza.
No, non tutte veniamo ammazzate, stuprate, abusate o maltrattate.
Questo accade ad alcune. Sempre infinitamente troppe. Troppe.
Ma non tutte.
Quello che tutte conosciamo fin da piccole è la paura dell’”uomo nero”, quello delle caramelle avvelenate, poi crescendo lo sguardo rapace del tipo seduto di fronte che ci fissa, della mano sul culo dello sconosciuto, di quello che si palpa in fondo al treno, il nostro camminare veloce di notte uscendo dalla discoteca mentre saliamo in macchina, gli occhi vogliosi sulla minigonna di quello che si struscia, il timore che possa saltarci addosso quell’uomo strano, mentre stiamo sole sull’ascensore con lui.
Poi “quasi” tutte conosciamo le parole: quelle che ci squalificano perché non ci siamo state, perché abbiamo detto no, perché non abbiamo preparato la cena o stirato le camice, perché abbiamo fatto gli occhi dolci ad un altro e abbiamo ricevuto un apprezzamento da qualcuno.
Troia, zoccola, scema, stronza, deficiente.
Chi di noi non se le è sentite rivolgere? E spesso da uomini a cui teniamo, pensiamo di amare, a volte fidanzati, mariti, amanti ma anche padri… da uomini che hanno qualche forma di potere perché capi, docenti, medici, compagni di scuola, colleghi?
Quante donne poi sono sottoposte a questo tipo di squalifiche, offese e umiliazioni quotidianamente? Tante. Tantissime. La nostra vicina di casa, la nostra amica, noi stesse. Sempre infinitamente troppe.
Quante donne non sono scelte per un lavoro oppure guadagnano meno nella stessa mansione pur essendo più competenti del collega maschio, o sono licenziate dopo aver avuto un figlio con una scusa o non hanno ottenuto una promozione o hanno rinunciato ad avere una famiglia pur di averla.

Quante donne scendono a compromessi con loro stesse, con il loro corpo, e si danno pur di avere un po’ di pace in casa, e/o per amore dei figli, e/o perché non sufficientemente autonome per scegliere di andarsene da una vita senza amore.

Fino a quando si perpetuerà una società maschilista, di valorizzazione della forza fisica, di chi é il più forte e non il più bravo, di dominazione e sopraffazione del più debole, ci sarà violenza, perpetuata soprattutto dalla nostra cultura, che tutti influenza e plasma fin da bambini e che riguarda anche noi donne, talvolta passivamente attive promotrici di una cultura di violenza di genere.
violenza
25 Novembre
Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere

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